Nel “Salesman” di Nichols c’è l’uomo in crisi, non il sistema

Per godere della rappresentazione scenica di questi tempi americani bisogna andare al teatro Barrymore, a due passi da Times Square, e vedere un’opera d’altri tempi americani, “Morte di un commesso viaggiatore”, nella sontuosa versione di Mike Nichols. Il regista del “Laureato” ha riunito vecchie glorie come Philip Seymour Hoffman, recentemente in “Moneyball”, le ha affiancate con giovani virgulti à la Andrew Garfield e ne ha fatto un successo inevitabilmente strepitoso per qualità degli attori e saggezza della regia.
16 AGO 20
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New York. Per godere della rappresentazione scenica di questi tempi americani bisogna andare al teatro Barrymore, a due passi da Times Square, e vedere un’opera d’altri tempi americani, “Morte di un commesso viaggiatore”, nella sontuosa versione di Mike Nichols. Il regista del “Laureato” ha riunito vecchie glorie come Philip Seymour Hoffman, recentemente in “Moneyball”, le ha affiancate con giovani virgulti à la Andrew Garfield (il compagno di stanza di Zuckerberg in “The Social Network” e lo Spider-Man pronto a ossessionare il botteghino nel giro di qualche mese) e ne ha fatto un successo inevitabilmente strepitoso per qualità degli attori e saggezza della regia. Ma l’interesse per questa versione intra-depressiva del capolavoro scritto da Arthur Miller nel 1949, quando l’America ruggiva, non è squisitamente artistico. In un’intervista del 2001, l’autore ha detto che i drammi economici della famiglia gli hanno “lasciato la sensazione che il sistema possa collassare in ogni momento” e così i sentimenti della Grande depressione sono sopravvissuti alla depressione stessa, diventando un habitus che Willy Loman, ipostasi borghese del sogno americano e delle sue contraddizioni, incarna. Loman è un antieroe sempreverde che ritorna di strettissima attualità in un periodo in cui, per dirla con Paul Krugman, la recessione è alle spalle ma la depressione se la passa benissimo.

Il protagonista è un venditore per vocazione. Ha altri talenti in saccoccia: è un buon carpentiere, potrebbe saldare i conti che affliggono la sua famiglia con un lavoro normale, ma in lui prevale l’ostinazione di essere un commesso viaggiatore che sa persuadere il New England così bene che tutti, dal Massachusetts al Vermont, gli fanno festa lungo la strada quando arriva da Brooklyn con la sua automobile scassata. Sam Tanenhaus su Newsweek ha riportato le parole di Nichols alla prima a Broadway: “Tutti sono Willy Loman su Facebook. Tutti sono venditori. Siamo una nazione di Loman. E anche io parlo con voi perché sto cercando di vendere la ‘Morte di un commesso viaggiatore’”. Da quando il protagonista si rende conto di non essere più in grado di guidare la sua automobile – non sono semplici colpi di sonno, ma momenti di amnesia, lacerazioni della personalità – l’idea della vendita per vocazione inizia a crollare. Il sogno si spezza. La sua vita diventa un continuo tendere verso il ciglio della strada o un cedere verso la corsia opposta, dove s’affaccia il pericolo di uno schianto. Letta nel 2012, la metafora automobilistica evoca gli sbandamenti di Wall Street e l’ostinazione per un modello che “rischia di saltare in ogni momento”, e la vicenda di Loman non è attuale perché offre il destro per qualche sciatta invettiva anticapitalista, ma perché è la rappresentazione della crisi interiore, il ritorno incessante di un sentimento oscuro – fino alla sua metamorfosi sepolcrale – che nessuna stabilità economica può sopire.

Saul Bellow diceva che “un buon americano fa la propaganda per qualunque cosa l’esistenza lo abbia costretto a diventare”. L’esistenza di Loman lo costringe a essere un venditore, contro ogni probabilità e calcolo, contro la dissoluzione famigliare, contro l’infedeltà praticata con “la donna” di Boston, contro il mutuo della casa che finisce di pagare nel giorno della sua morte, contro quella rata che pesa come un macigno sulle sue giornate, fino a suggerirgli il sacrificio ultimo – consumato inevitabilmente in macchina – non soltanto per lasciare alla sua martoriata famiglia i soldi dell’assicurazione sulla vita ma anche per morire da commesso viaggiatore. Solo e senza amici come soltanto un uomo di Brooklyn che viaggia per il New England potrebbe essere. L’adattamento di Nichols non è una didascalia della crisi odierna, ma un affondo nella crisi del cuore umano.